Guernica in fondo al mare

by Marco Colonna

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Uno si chiede dove cercare il vero Marco Colonna in questo lavoro sorprendente che ha per titolo Guernica sotto il mare. Titolo anche di uno degli undici brani. Titolo che è la chiave di volta dell’ispirazione politica – ed esistenziale, ma chi ha detto che le due dimensioni siano divise o alterne? – dell’intera serie. Con Colonna l’ispirazione politica non si può mai tralasciare, come ha detto lui più volte: se la musica (le arti) non mette in relazione e non fa risuonare i sentimenti di rivolta, non interessa, anzi non è. I sentimenti di rivolta sono, in questa occasione, prima della musica, suscitati dal pensiero che la creatività dell’animale uomo, la sua capacità di produrre vitalità espressiva e di diffonderla, finisca annichilita, affondata insieme a migliaia di corpi che nessuno nemmeno conterà. Angoscioso vivere e mettersi in battaglia con un pensiero così.
Una parentesi. Un Marco Colonna vero è inutile cercarlo, così come succede occupandosi di Stravinsky o di Picasso. Dall’inizio alla fine hanno provato tutte le forme, si sono dilettati e misurati con gli stili più diversi, sono apparsi a volte «radicali» a volte meno a volte per niente eppure erano sempre loro e si scopriva che erano sempre radicalissimi per via dell’intensità (e del piacere) del loro vocabolario e della ricettività portentosa che avevano per gli eventi del mondo. Stravinsky e Picasso. Gli incroci tra loro, o almeno del compositore rispetto all’artista visivo, a cui dedicò il pezzo per clarinetto di pochi secondi, Pour Pablo Picasso, che chiude questo cd. E che Colonna suona veramente come un interprete «puro», ma poi si capisce che ci mette un po’ di Jimmy Giuffre un po’ di se stesso jazzman e così l’interpretazione si collocherà – di sicuro – tra quelle memorabili di questo assieme di note soffuso di sottile astratta commozione e meditazione.
Succede quindi che Marco Colonna si vesta qui di abiti sonori di volta in volta diversi per provare a capire se c’è la possibilità di uscirne fuori nuovo e coerente. Nuovo in quanto meno improvvisatore di qualsiasi altra volta, coerente per la sonorità e il modo di costruire musica che riecheggia la sua storia. Stravinsky e Picasso. Il loro fascino presiede all’ideazione della nuova sessione musicale colonniana. Si alternano nel suggerire movenze, sostanza sonora, non solo titoli. Fantasmi da abbracciare se ancora si crede che rimanga una carta buona nella partita di una rivolta destituente-istituente.
Il solitario protagonista di questo cd, clarinettista, sassofonista, flautista, compositore, trascrive Stravinsky. Tango per pianoforte (1940), Élégie per viola (1944). Trascrive per clarinetto basso la prima delle due opere e per due clarinetti (suonati contemporaneamente dallo stesso solista) la seconda. A Picasso guarda come modello di tre «studi» per flauto alto che esaltano gli itinerari sonori (visuali nell’ispiratore) su una sola linea: Single Line Drawing – Camel, Single Line Drawing – Flamingo e Single Line Drawing – Penguin. Pensa a Picasso firmando Guernica sotto il mare per sax baritono e Don Quixote di nuovo per due clarinetti, e rielaborando al clarinetto basso il celebre Picasso di Coleman Hawkins. Ma si allontana due volte dai due grandi numi per visitarne altri due importantissimi per lui nella storia del jazz: Fred Ho, baritonsassofonista, compositore, sociologo, antropolgo, come Colonna militante rivoluzionario (Hole Hole Bushi per sax baritono) e Steve Lacy (Moon per clarinetto).
La trascrizione. Una pratica piuttosto inedita per gli ascoltatori di Colonna. Come la tratta? Quanto è fedele all’originale? Quanto riesce a rimanere fedele a se stesso, naturalmente a un se stesso evolutivo? Questa è la zona del cd che forse intriga di più. Perché ritrovare Colonna nelle note di Stravinsky è esperienza speciale. Il cambio di strumentazione lo favorisce nella «personalizzazione», ma è l’eloquio che rimane tutto suo. Suo nella fase neomodernista che si è già intravista in alcune parti dell’album Bushido. Colonna vicino alla musica novecentesca «colta» non lo è poi tanto in questi brani stravinskiani, rimane un jazzman con vocazione sperimentale. È più vicino al ‘900 «colto» radicale, e con accenti curiosi e fascinosi, in Moon, dove la lettera e lo spirito della serialità sono marcati forse più che in Lacy.
Non si rischia di perdere in questo cd il Colonna generoso, ribelle, soprattutto free? No. Lo si trova in Hole Hole Bushi e in Guernica sotto il mare. Ma nemmeno si rischia di trovarlo troppo inconciliabile col Colonna del resto dell’album. Perché il taglio «total improvisation» non c’è proprio. C’è ovunque il taglio compositivo – del resto il dualismo di opposti impro-compo è concetto da tempo archiviato - che si manifesta con procedimenti che fanno molto pensare alla scrittura. Quanta ce ne sia davvero in tutta la raccolta non è dato saperlo, se non per il capitolo delle trascrizioni.
Mario Gamba

credits

released December 30, 2017

Marco Colonna : transcriptions, composition, Baritone Sax, Bb and Bass
Clarinet, Alto Flute

Recorded and mixed by Lucio Leoni at Monkey Studio
Cover Art : Marc Reynoud

Contact : marcocolonn@gmail.com
28divino@libero.it

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Marco Colonna Rome, Italy

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