La Caverna

by MEDEA

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about

Improvised suite dedicate to Platone's myth of "The cave"

Marco Colonna : bass clarinet
Cristian Lombardi : drums
Giorgio Pacorig : rhodes,fx

Recorded live at Sottoscala 9 -Latina- by Alessandro Bottari
Cover Art : Alessandro Lisci (Roderick Usher)

Una musica fatta di una intensità granulare a volte insostenibile, che quando ti porta a pensare di essere arrivato al punto di massima estensione del suo arco espressivo riesce a sorprenderti con delle aperture di immenso lirismo, quasi ad affacciarsi su un prato verde, appena arato. In questo disco Marco Colonna, al solo clarinetto basso, esplora il mito della caverna platonica insieme alle percussioni di Cristian Lombardi e al Fender Rhodes di Giorgio Pacorig. Siamo quindi di fronte alla rappresentazione plastica di un mito fondante del pensiero filosofico occidentale, quello della caverna, dell’antro buio dentro il quale si dibatte, corre, sbatte ciecamente contro le pareti l’uomo alla ricerca di una luce, che però non sa cosa sia, e nemmeno se ci sia. Una ricerca di luce che è anche, e soprattutto, la ricerca di una verità. Fin dalle prime note di questa lunga suite, suddivisa in sei movimenti progressivi, rispettivamente indicati La Caverna 1 sino ad arrivare alla Caverna 6, l’uomo c’è; all’inizio graffia con foga contro il buio che lo circonda, il clarinetto basso di Colonna ce lo restituisce quasi uggiolante come un cucciolo di cane che non trova più la strada di casa, si sentono le mani che scavano la roccia, c’è un urlo, le percussioni sono ossessive e combinate con un ostinato del Rhodes di Pacorig che sottolinea il girare in cerchio, al buio, di questo essere che ancora non capisce chi è. Poi, lentamente, si affaccia una piccola lama di luce: l’atmosfera sembra quasi distendersi, il suono del clarinetto basso insiste sul registro acuto, abbandona a tratti la legnosa oscurità delle note gravi, la ricerca sembra farsi preghiera laica del ritrovamento di una luce, il secondo movimento della suite si chiude con un soffio di speranza, un suono che si assottiglia per cercare di sfuggire al buio ancora incombente. Il dialogo tra Colonna e i suoi compagni si fa più fitto, c’è una mutua necessità di capire dove andare, una frase iniziata dall’uno finisce nelle mani dell’altro, il piatto scandisce un passaggio che viene ripreso dalla voce intensa del clarinetto basso che sembra scavare, direttamente, la roccia che ancora lo separa dalla luce. E’ una preparazione, la luce non può essere vista improvvisamente, gli occhi devono abituarsi a poco a poco. La verità è a portata di detrito scavato, l’uomo sta uscendo dal buio e può finire di nascondersi, l’aletheia platonica è lo stato del non essere nascosto, dell’essere evidente, e questa sua liberazione totale, dal buio e dal nascondimento necessario, si dispiega in tutta la sua potenza nella improvvisazione torrenziale della parte finale della suite, la Caverna 6; il corpo del clarinetto basso diventa incandescente tra le mani di Marco Colonna, si bea della raggiunta felicità, della luce che ormai non può più offendere gli occhi di chi la guarda con serena consapevolezza. Un progetto interessantissimo, di grande intensità, che ci presenta questi tre sontuosi musicisti come un corpo solo, che esce dalla caverna, tutti noi ne abbiamo una, più o meno oscura, con la tranquillità dei giusti.
IDEP

credits

released November 19, 2018

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about

Marco Colonna Rome, Italy

Marco Colonna, (Born in Rome 21/12/1978)
Multi-instrumentalist, composer, improviser, writer
He play clarinets, saxophones, flutes, ethnic flutes, percussions.


www.marcocolonna.com
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